Point of View

Tra tattica e strategia

02/05/2019

Michele Menditto

TEAM MANAGER
LIFE BANKER BNL - BNP PARIBAS | AVERSA

Molte volte, come life banker, ci siamo sentiti chiedere: “Vorrei investire senza rischiare e soprattutto voglio guadagnare”. Oppure: “Sono disposto a rischiare, mi può suggerire un investimento di brevissimo periodo con forte aspettative di guadagno?”.

In realtà, se volessimo interpretare le domande utilizzando un vocabolario accademico, entrambi i risparmiatori ci hanno chiesto a loro modo due aspetti determinati di un impianto finanziario, o meglio, l’unità elementare di asset allocation. Scendiamo nello specifico e quindi cerchiamo di rispondere agli interrogativi posti dai nostri clienti.

Nel primo caso, il cliente vorrebbe guadagnare senza rischiare. La risposta a questa istanza può essere ricercata nel concetto di asset allocation strategica, il processo mediante il quale si decide in che modo distribuire i risparmi fra possibili asset (immobili, titoli di stato, azioni, obbligazioni, metalli preziosi, eccetera), scegliendo di organizzarli secondo un orizzonte temporale di medio e lungo periodo. L’asset allocation strategica assume come ipotesi il fatto che il mercato sia efficiente e che pertanto sarà contraddistinto dalla presenza di titoli o classi di titoli che non sono sopravvalutati o sottovalutati, visto e considerato che gli operatori hanno a disposizione tutte le informazioni disponibili. Dunque, seguire l’ispirazione di un’asset allocation strategica significa concentrare i propri sforzi principalmente sulla diversificazione, trascurando il market timing dell’investimento. L’obiettivo? Quello di adottare un portafoglio all’interno del quale il peso delle differenti asset class sia esattamente lo stesso del particolare mercato o segmento di esso che si intende replicare e quindi ridurre il rischio in maniera rilevante su orizzonti temporali significativi.

Nel secondo caso, il cliente vorrebbe investire accettando una componente di rischio ma solo nel breve termine. Stavolta possiamo trovare risposta nell’analizzare la definizione di asset allocation tattica, ossia il processo mediante il quale le scelte “decisionali/tattiche” vengono attuate nel breve termine con il fine di conseguire profitti da situazioni di mercato contingenti. Nei fatti, l’asset allocation tattica è una forma di manutenzione del portafoglio su parentesi temporali corte (frequenza mensile/trimestrale/semestrale).

Se ci soffermiamo su entrambe le risposte, constatiamo che la fusione di esse genera il concetto di portafoglio/impianto finanziario attivo, il quale ha il compito di raggiungere una gestione ottimale del portafoglio attraverso un’amministrazione che equilibri nel miglior modo possibile il rendimento e il rischio delle attività alle esigenze e alle aspettative dell’investitore.

Le due istanze del rendimento e del rischio tendono a essere proporzionali, perché in genere un’attività a rischio elevato tende anche ad avere un rendimento elevato. Il rischio è per questa ragione considerato come uno dei parametri fondamentali per distinguere tra loro gli investimenti.

Per questo motivo rispondere ai nostri due risparmiatori con soluzioni solo in apparenza facili rende la relazione consulente/cliente non sostenibile sul lungo periodo, ma ci pone di fronte a un altissimo senso di responsabilità e professionalità. La risposta corretta alla nuova “domanda finanziaria” non è una formula prestabilita, ma un modo differente di concepire la consulenza finanziaria, cioè un’attività intesa come insieme di competenze specifiche, aggiornamenti, visione a trecentosessanta gradi sulla vita e sui progetti del cliente, attitudini empatiche, vicinanza, soluzioni elaborate ad hoc secondo le esigenze di ogni risparmiatore.

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