Point of View

La grande opportunità dei PIR

24/10/2018

Michele Menditto

TEAM MANAGER
LIFE BANKER BNL - BNP PARIBAS | AVERSA

I PIR, meglio conosciuti come “piani individuali di risparmio” – introdotti nell’ordinamento italiano con la Legge n. 232 dell’11 dicembre 2016 e resi efficaci con la legge di stabilità 2017 art. 1, commi 100-114 – costituiscono l’ultimo strumento finanziario riposto dal legislatore nello zainetto del risparmiatore italiano.

Lo scopo? Indirizzare il risparmio italiano verso l’economia reale. Le prescrizioni previste permettono un raggio d’azione abbastanza ampio. La destinazione di somme per ciascun anno non deve essere superiore ad € 30.000, al netto dei costi, per persona fisica e il limite massimo per l’investimento su codice fiscale è di € 150.000.

Sul palcoscenico finanziario tenderebbe a monopolizzare la scena, vista la detassazione o, meglio, la sterilizzazione fiscale. Per evitare le imposte indirette previste dalla legge è obbligatoria la detenzione di ciascun investimento annuale per almeno cinque anni. L’agevolazione fiscale decade se gli importi vengono ritirati prima del vincolo temporale quinquennale. Le forme giuridiche potranno essere OICR, gestioni individuali di portafogli di investimento, polizze assicurative a contenuto finanziario, depositi amministrati.

Il risparmio raccolto può essere investito in diversi tipi di strumenti finanziari: azioni, obbligazioni, quote di fondi, contratti derivati. Gli investimenti sottostanno ad alcuni vincoli, tra i quali il principale è l’obbligo di riservare una quota del 70% in obbligazioni e azioni di società quotate e non, emesse comunque da imprese residenti in Italia o negli Stati membri dell’UE e dello spazio economico europeo, ma con attività stabile. Inoltre, almeno il 30% del citato 70% deve essere investito in strumenti finanziari non inclusi nell’indice FTSE MIB. Ad ulteriore tutela dei risparmiatori è posto un limite massimo di concentrazione del 10% per ogni singolo emittente di strumenti finanziari.

Passando ai numeri, un anno è trascorso per i Piani Individuali di Risparmio, che hanno chiuso il 2017 a doppia cifra, con una raccolta di 10,9 miliardi e un patrimonio che sfiora i 16 miliardi. Secondo Assogestioni, 33 sono i gruppi che promuovono 64 fondi aperti “PIR compliant”: 24 bilanciati (+6 mld), 10 flessibili (+2,6 mld), 27 azionari (+2,3 mld) e 3 obbligazionari (+75,2 mln).

Il futuro? È possibile una fiscalizzazione meno generosa, visto che tale strumento rappresenta oggi un paradiso fiscale targato Made in Italy destinato ai piccoli risparmiatori e quindi a una platea molto vasta. Come riportato in precedenza, lo strumento è defiscalizzato al 100%, per cui lo stato ogni anno ha bisogno di garantire la copertura finanziaria necessaria per colmare il mancato gettito derivante da capital gain.

Un’opportunità da non perdere.

Condividi su