Point of View

I Megatrend dopo il Lock-Down

21/05/2020

RESPONSABILE INVESTMENT CENTER LIFE BANKER

I primi dati macroeconomici stanno evidenziando che la pandemia da Covid-19 avrà un impatto sull’economia globale estremamente massivo.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha previsto che l’epidemia ridurrà la crescita del Pil globale di mezzo punto, mentre la Commissione Europea ha diffuso le nuove stime di crescita per l’Europa prevedendo una riduzione del Pil per il 2020 del 7,7% per l’Europa e del 9,5% per l’Italia.

Lo shock avrà un impatto pesante anche sul mercato del lavoro. L’Eurozona nel suo complesso vedrà i senza lavoro salire al 10,4%, mentre per l’Italia il Fondo Monetario prevede una disoccupazione in aumento dal 10 al 12,7%.

La prima risposta dei Governi per contenere la pandemia è stata ovviamente sanitaria, cercando, attraverso il lockdown, di limitare i contagi e il numero delle vittime e aumentando la spesa a sostegno dei sistemi sanitari.

La scorsa settimana, il numero uno del Fondo ha ricordato che le misure di sostegno messe in atto dai Governi ammontano nel complesso a circa 8mila miliardi di dollari. A questi interventi vanno poi sommati quelli altrettanto senza precedenti delle Banche centrali che, come raccomanda il Fondo, devono incoraggiare gli istituti di credito a rinegoziare i prestiti concessi a imprese e famiglie in difficoltà.

Il FMI ha anche chiesto ai Governi di adottare misure per mettere le persone nelle condizioni di provvedere ai loro bisogni e garantire che le imprese possano ripartire rapidamente, appena sarà terminata la fase acuta della crisi.

Finita l’emergenza con il contenimento della diffusione dei contagi, il mondo deve affrontare – seppur con strategie e tempistiche diverse – la “Fase 2”, che prevede la graduale riapertura delle attività economiche, possibilmente in sicurezza grazie all’uso di dispositivi individuali (mascherine e guanti) e al distanziamento nei luoghi di lavoro, e la convivenza con il virus.

In questa fase, al fine di favorire una ripresa delle attività, le autorità fiscali e monetarie dovranno continuare a sostenere l’economia mondiale, in attesa della scoperta di un vaccino contro il Covid-19, che richiederà ancora diversi mesi.

Sarà importante, nei prossimi mesi, rivedere interamente l’impianto dei nostri sistemi economici e produttivi e probabilmente l’ingente spesa pubblica che tutti i Governi e le istituzioni finanziarie e politiche stanno mettendo in campo; dovranno supportare un nuovo modello economico, in grado di preservare il tessuto sociale, duramente colpito nel corso di questa emergenza sanitaria ed economica.

Il virus, infatti, ha messo in evidenza che il fattore umano, da sempre motore della crescita e del cambiamento, è diventato gradualmente più vulnerabile. Da circa quarant’anni viviamo in un mondo in cui tutto ciò che è mobile e dematerializzato ha acquisito un valore crescente e ha finito con il comprimere i diritti dell’essere umano e sminuirne la centralità.

Il virus, in questi mesi, ha di nuovo messo al centro l’uomo, che non è solo la componente più vulnerabile, ma anche l’elemento essenziale e insostituibile per una crescita dell’economia sostenibile.

Il virus, colpendo la Cina, ha di fatto paralizzato il cuore pulsante dell’economia mondiale, creando prima di tutto una crisi dell’offerta. Per questo motivo è probabile che la crisi che stiamo affrontando cambierà il modo di produrre, favorendo una maggiore diversificazione della produzione con l’apertura di stabilimenti in nuovi paesi o il ritorno di intere linee produttive in patria.

Anche il mercato del lavoro potrebbe uscire fortemente modificato da questa esperienza. Queste settimane di smart working saranno analizzate in profondità dalle aziende e dalle pubbliche amministrazioni, visto che molte mansioni potranno tranquillamente essere svolte a distanza anche in futuro.

Un cambiamento che coinvolgerà molti aspetti del lavoro come lo intendiamo ora: salari, tutele, costi. Inoltre, la necessità di mantenere il distanziamento tra i lavoratori porterà certamente a un’organizzazione diversa del lavoro e degli orari, spingendo le aziende a sviluppare soluzioni per condividere a distanza informazioni, progetti, attività ecc.

La crisi sanitaria e la necessità del distanziamento sociale hanno evidenziato il vantaggio competitivo immenso delle strutture commerciali che si sono attrezzate per la vendita online. L’e-commerce è ormai a tutti gli effetti uno dei megatrend attuali e già prima della crisi stava mostrando enormi passi avanti. I dati sulle vendite al dettaglio di fine 2019 ne sono la prova. L’adozione del commercio a distanza potrebbe stravolgere interi settori, modificare i rapporti di forza tra i vari player del mercato, ridurre o quantomeno contenere lo strapotere di alcuni colossi internazionali.

La distribuzione (grande e piccola) si è attrezzata in tutti i modi possibili, e ha fatto sì che il delivery – la consegna a domicilio – entrasse nelle case dei consumatori ma, se il fermo terminerà, il ricorso all’e-commerce invece rimarrà. L’aumento dell’online richiederà tempi di consegna più rapidi, disponibilità del prodotto e offerte personalizzate.

Un altro fattore che sicuramente tornerà di grande attualità sarà l’attenzione alla sostenibilità di filiera, già presente nel periodo pre-Covid.

In queste settimane, infatti abbiamo assistito a un interesse sempre maggiore da parte dei consumatori alla provenienza delle merci, preferendo il cosiddetto Km0, vissuto oltre che come garanzia di freschezza e salubrità, anche in termini di solidarietà con la comunità di appartenenza.

L’aumento del senso di patria spingerà la crescita dei marchi locali rispetto ai marchi globali, i rivenditori saranno stimolati a diventare più “local” nell’assortimento e nella filiera.

È probabile, inoltre, che cambieranno anche le necessità dei consumatori, i quali saranno particolarmente attenti al “non essenziale”, incrementando il ricorso alla sharing economy, a beneficio anche dell’ambiente e della sostenibilità della crescita.

Questi aspetti renderanno necessaria quindi una profonda revisione dell’offerta e dei servizi, favorendo nuovi prodotti, probabilmente meno complessi.

In questi mesi abbiamo scoperto anche una nuova modalità di socializzare da Facetime a Skype al trionfo di Zoom. E così gli houseparty, i corsi on line di fitness e via dicendo continueranno stabilendo nuovi rapporti, favorendo un diverso modo di dialogare e una maggiore familiarità con gli strumenti informatici.

Modelli organizzativi differenti e la necessità di aumentare l’offerta di smart working porteranno a nuovi equilibri tra lavoro e tempo libero, consentendo a chi potrà lavorare da case di allocare il tempo armonicamente.

Un altro megatrend che si svilupperà nei prossimi mesi sarà quello della sicurezza, intesa non solo in termini di sicurezza personale, ma anche in termini di igiene e pulizia degli ambienti dove lavoreremo, dei prodotti e dei punti vendita dove torneremo a fare acquisti. Ma anche sicurezza informatica: l’apertura allo smart working rende le reti più aperte, quindi più fragili, così come il ricorso all’home-banking e alla carta di credito. Le rassicurazioni in merito a quest’ambito saranno fondamentali per garantire un rapporto duraturo postcovid.

È altamente probabile, infine, che la crisi economica amplificherà le disparità sociali e aumenterà, almeno in una fase iniziale, la disoccupazione, portandosi dietro una riduzione del potere di acquisto. Nel complesso tutti i consumatori saranno sensibili ai prezzi e cauti nelle spese, data l’incertezza verso il futuro. A questo si unirà la necessità per il retail di rianalizzare comportamenti e attitudini per essere in grado di rispondere puntualmente a ultra nicchie e la richiesta crescente di personalizzazione.

Il maggiore afflusso della domanda tramite web e quindi la generazione di un monte dati, enorme e in costante crescita, consentirà, se letto correttamente e rapidamente, di dare indicazioni precise su come orientare l’offerta da parte dei retailer.

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