Point of View

Chi ha tempo non aspetti tempo

25/10/2018

TEAM MANAGER
LIFE BANKER BNL - BNP PARIBAS | BOLOGNA

L’educazione finanziaria e la tutela patrimoniale sono temi che – nell’analisi dei bisogni dei clienti e delle loro aree di vulnerabilità patrimoniale – rivestono un ruolo centralissimo. Per comodità, decliniamo la tutela patrimoniale in tre macro aree: protezione, passaggio generazionale e ottimizzazione fiscale e finanziaria. Nel mio precedente articolo “Gestire i propri averi in sicurezza” ho affrontato il tema della protezione in senso lato, ponendo l’accento sul fatto che i servizi offerti in tale categoria (polizze, trust, eccetera) non vanno assolutamente confusi né confrontati con strumenti finanziari di investimento. Oggi, proseguendo il percorso intrapreso, decliniamo il tema della protezione esplorando l’aspetto della previdenza.
Gli anglosassoni usano dire “first cover, then invest”, prima copriti (dai rischi) e poi investi. I due concetti di “copertura e investimenti” vengono chiaramente distinti e l’aspetto della copertura assume un ruolo prioritario. Nel modello sociale anglosassone la protezione è per lo più lasciata alla libera iniziativa del privato. In Italia invece siamo storicamente abituati al fatto che “mamma-stato” si fa carico dei rischi socio-demografici (pensione, assistenza sanitaria, eccetera). Tuttavia, è evidente a tutti noi che tale modello sociale non è più sostenibile dal nostro Paese, e anche qui assistiamo a un continuo trasferimento di tali rischi dal Pubblico al Privato. In Italia, negli ultimi venti anni, il tema previdenziale è assai dibattuto, con un continuo valzer di leggi ed emendamenti messi in campo dai vari governi succedutisi indipendentemente dal credo o dal colore politico. Qual è il rischio insito in tali evidenze? Farsi cogliere impreparati, procurando gravi disagi a noi stessi e ai nostri cari.
Non assumersi la responsabilità di se stessi e dei propri congiunti è gravissimo, soprattutto alla luce delle rapide evoluzioni socio-demografiche in atto. Sta scomparendo la famiglia “orizzontale”, dove i figli vivevano vicino ai genitori e se ne prendevano cura una volta diventatati adulti. Oggi, oltre a essersi ridotto drasticamente il numero delle nascite, vediamo sempre più spesso che i figli trovano lavoro e mettono radici in posti diversi, a volte lontanissimi dalla famiglia d’origine. Questo fenomeno è, a mio avviso, irreversibile, grazie al progresso, alle nuove tecnologie, a un mondo sempre connesso e alla nascita di nuove professioni.
La soluzione, però, è semplice: bisogna agire. È necessario pianificare insieme a un professionista il proprio futuro, scegliere di diventare un “anziano signore” e non un “povero vecchio”.

Se lo Stato non può più garantirci un futuro sereno, dobbiamo farlo noi. La buona notizia è che ci sono tantissimi strumenti e professionisti che possono aiutarci. Al risparmiatore l’onere di dedicare il giusto tempo e le giuste risorse a questo tema.
Ritengo che una delle più grosse ricchezze dell’essere umano sia il proprio il TEMPO, un concetto multidimensionale, con tante interpretazioni. Può essere inteso come il tempo che riusciamo a dedicare a noi stessi e ai nostri cari, alle nostre passioni, a una lettura interessante, ma anche come un mezzo per accantonare risorse, per raggiungere uno scopo, per dare vita a un progetto. Dobbiamo interpretare il tempo come un bene economico prezioso che non va sprecato. Nel caso della previdenza il tempo gioca un ruolo fondamentale, ha un impatto enorme e, se utilizzato nel modo giusto, ci farà risparmiare tanto denaro.
Nella previdenza complementare, infatti, il TEMPO ha una triplice valenza.

La prima è scontata: accedere in anticipo al mondo della previdenza permette di accantonare maggiori risorse a parità di versamenti oppure di versare meno a parità di durata.

La seconda è di tipo fiscale: la normativa vigente consente un notevole risparmio fiscale per chi aderisce da più anni alla previdenza integrativa. Solo per fare un esempio, l’attuale normativa prevede un abbattimento dell’imposizione fiscale sulla rendita maturata a partire dal 15° anno di adesione, pari allo 0,3% per anno, fino a un risparmio massimo del 6%. Ciò vuol dire che a parità di risorse versate otterremo una rendita più elevata grazie a un minore impatto fiscale se avremo aderito prima, anche non versando.
La terza consente all’aderente di maturare nel tempo una serie di diritti inerenti eventuali riscatti totali o parziali.
Un pensiero che solitamente rivolgo ai miei clienti diventati nonni è quello di regalare al nipotino un fondo pensione, ancor prima del “vecchio caro libretto di risparmio”. Sarà questo un modo per assicurarsi un ricordo costante e profonda gratitudine, che li accompagnerà per tutta la vita. Il loro nipote, infatti, comincerà da subito a maturare una serie di diritti sul capitale versato, e maturerà nell’immediato un’anzianità di adesione per l’abbattimento fiscale.
Accantonando l’aspetto tecnico, riepilogo alcune nozioni da tener presenti sul mondo della previdenza complementare:

  • come già detto per tutti gli strumenti tesi alla protezione, la previdenza integrativa non è uno strumento finanziario, quindi la sua validità non si misura con le “performance”;
  • il versamento in questi strumenti è su base VOLONTARIA, è possibile in qualsiasi momento sospenderlo e riprenderlo;
  • anticipare l’adesione alla previdenza complementare comporta una serie di benefici estremamente rilevanti. Non c’è da chiedersi quando è il momento giusto per aderire a un fondo pensione, la risposta sarà sempre: prima possibile;
  • il risparmio che destiniamo alla previdenza complementare deve essere inquadrato in modo chiaro come l’accantonamento per una RENDITA futura. Questi strumenti offrono la possibilità a scadenza di scegliere tra capitale e rendita. Salvo alcuni sporadici casi (ad esempio le malattie degenerative), va preferita la rendita, mentre per l’accumulo di capitale ci si avvale di altri strumenti;
  • affidarsi a un professionista che parta dall’analisi della situazione previdenziale attuale e della sua evoluzione futura;
  • essere parte attiva nel processo di valutazione delle azioni da porre in essere. Il risparmiatore deve essere consapevole di ciò che fa, deve avere un ruolo collaborativo, deve condividere e avere una responsabilità sulle scelte operate;
  • un bravo consulente patrimoniale non si limita alla semplice gestione dei risparmi, ma baserà il suo lavoro sul “life-cycle”, ovvero sul ciclo di vita finanziaria della famiglia (anche monopersonale). Egli quindi non può prescindere dal considerare anche l’aspetto previdenziale, argomento tanto delicato quanto importante per tutti noi.

Come sempre, pianificare il proprio futuro vuol dire scegliere, non adeguarsi a scelte fatte da altri.

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